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RAGIONIAMO: Sicurezza, Salubrità, Qualità

Il mio non vuole essere un discorso di parte, anche perché, nel tema che stò per affrontare, di parte, qualunque essa sia, non si può essere, sempre se accettiamo come presupposto fondamentale quello di ragionare in maniera obiettiva e imparziale, con lo scopo unico di cercare quella verità di cui veramente si ha necessità. E questa verità, in realtà molto spesso quando si parla di alimentazione a volte stà da una parte, a volte dall’altra, a volte nel mezzo. Vero è che bisogna finirla con la demonizzazione spropositata di una parte o dell’altra, soprattutto quando tante tesi sono supportate da teorie non-scientifiche e quindi non-dimostrate. Anche perché la tematica relativa all’alimentazione è purtroppo più complessa rispetto a ciò che realmente crediamo, e diventa importante parlarne solo se effettivamente si ha una minima cognizione della causa. Vorrei innanzitutto parlare di Contaminazioni degli alimenti. Siano esse microbiologiche, siano esse chimiche, siano esse fisiche. Si dice spesso: “il cibo di un tempo era molto più sicuro rispetto ad oggi”. Non è così. E soprattutto non è così se vogliamo parlare di SICUREZZA, ossia della garanzia che quel prodotto non sia causa di danni alla nostra salute. Prima i prodotti erano invece molto meno sicuri, in particolare dal punto di vista microbiologico, ma le contaminazioni erano molto meno frequenti. Perché ? Perché prima non si usciva come adesso, non si faceva uso della ristorazione collettiva come oggi, non si girava il mondo come oggi. Ci sarebbe e si potrebbe approfondire ma, dati alla mano, questa è l’unica verità in linea generale. E, scusate il tono molto impopolare ma, le parole molto utilizzate ed in voga in questo periodo come: Artigianale, Fatto in Casa, Biologico (fai da tè), Km Zero sono delle autentiche puttanate, nel senso che non vogliono assolutamente dir nulla. Forse una delle sopracitate parole è secondo qualcuno sinonimo di MAGGIOR SICUREZZA ? Nemmeno una. Ricordiamoci: qualsiasi prodotto di cui andiamo ad alimentarci è Sicuro solo ed esclusivamente in dipendenza dei processi produttivi utilizzati dal produttore, che sia esso artigiano che sia esso industriale. Idem per chi oggi osa abbinare senza senso questi termini all’indice di Maggior Qualità. L’olio sardo è buono, ma è buono anche l’olio pugliese e se assaggiamo un olio greco, fatto come si deve ragazzi, c’è veramente poco da discutere. Apriamo gli occhi e non facciamo sempre del facile campanilismo. Aiutiamo il nostro territorio ma facciamolo spingendo e agevolando le realtà produttive del territorio a diventare superiori rispetto ad altre, fornendo loro tutte le informazioni necessarie per produrre garantendo Sicurezza, Salubrità, Qualità degli Alimenti. Questo è il modo più corretto per favorire eventualmente il KM Zero che, in assenza di questi presupposti, non significa assolutamente nulla, anzi, purtroppo lo intravedo piuttosto come un sistema per far “crogiolare sugli allori” chi non ha la minima intenzione di perseguire seriamente l’obiettivo. Infine: si giustifica molto spesso il KM Zero dal punto di vista della tematica legata all’inquinamento ambientale. Ma attenzione, ragioniamo ed informiamoci ancora una volta perchè, ponendo a confronto entrambe i metodi di filiera “dal campo alla tavola”, il trasporto contribuisce solo all’ 11% delle emissioni carboniche dell’agricoltura, il resto è legato esclusivamente ai metodi di produzione, cioè l’89%. Da questo punto di vista credete sia più sotto controllo la grande industria produttiva od il piccolo artigiano ? Ripeto: l’invito è solo a ragionare, la rete ultimamente stà facendo a mio modo di vedere troppi danni, gira troppa cattiva informazione spesso non avvallata da ricerca seria e proveniente quasi sempre da fonti poco attendibili.